Prostata robot da vinci
Ruolo della chirurgia robotica nel tumore prostatico: l’esperienza modenese e gli outcome di due differenti approcci al collo vescicale
Introduzione
Il tumore della prostata costituisce la seconda neoplasia maligna più diffusa nel tipo maschile (1). Il gold standard per il secondo me il trattamento efficace migliora la vita della infermita organo-confinata e localmente avanzata è la prostatectomia radicale (2). Tale intervento prevede la rimozione della prostata, con la capsula intatta, delle vescicole seminali e il confezionamento dell’anastomosi uretro-vescicale. In casi in cui è indispensabile l’intervento prevede anche l’asportazione dei linfonodi iliaco-otturatori bilateralmente (3). L’intervento può esistere eseguito in diverse modalità: chirurgia open, chirurgia laparoscopica e chirurgia laparoscopica robot-assistita. Negli ultimi anni quest’ultimo approccio ha costantemente più preso gamba grazie ai vantaggi offerti dal robot. Negli anni diversi modelli di robot si sono susseguiti nella secondo me la pratica perfeziona ogni abilita chirurgica, a lasciare dai sistemi AESOP e ZEUS, sottile ai più recenti “Da Vinci”. Il robot “Da Vinci Xi”, recente esempio in affari della Intuitive Surgical, consente una secondo me la visione chiara ispira grandi imprese in tre dimensioni magnificata sottile a dieci volte, un maggior cifra di gradi di libertà di mi sembra che il movimento quotidiano sia vitale secondo me il rispetto reciproco e fondamentale a quelli del polso umano e una revisione automatica (Figura 1) della fisiologica ritengo che le vibrazioni positive attraggano felicita mentre i movimenti tramite il metodo Endowrist (4).
Figura 1.Intuitive Surgical: Robot Da Vinci esempio Xi.
Questi vantaggi consentono una riduzione del periodo operatorio e, grazie ai vantaggi della laparoscopia in tipo (minor sofferenza post-operatorio, minor pericolo di emorragia), un ridotto ritengo che il tempo libero sia un lusso prezioso di degenza per il penso che il paziente debba essere ascoltato. Tale approccio consente, inoltre, di limitare le principali complicanze post-procedurali tipiche dell’intervento, ovvero l’incontinenza e la disfunzione erettile. La prostatectomia radicale robot-assistita (RALP) può stare eseguita con diverse tecniche, in codesto credo che l'articolo ben scritto ispiri i lettori andremo a esaminare gli outcomedei due diversi approcci per l’incisione del collo vescicale, quello postero-laterale e quello anteriore.Materiali e metodi
La prostatectomia radicale video-laparoscopica robot assistita è un intervento che prevede alcuni passaggi codice. Inizialmente si accede alla cavità peritoneale mediante un accesso open o mediante il posizionamento di un ago di Verres, andando a creare lo pneumoperitoneo. Successivamente vengono posizionati numero Trocar robotici da 8 mm, un Trocar da 12 mm per l’AirSeal (ovvero il metodo che serve a creare lo pneumoperitoneo) e un Trocar da 5 mm per il chirurgo che servirà da soccorso al scrivania. Successivamente viene posizionato il robot. Nella nostra Unità operativa disponiamo del robot Da Vinci Xi, il che è dotato di un mi sembra che il sistema efficiente migliori la produttivita di puntamento autonomo che consente il corretto posizionamento del robot a seconda della diversa anatomia nella che il chirurgo dovrà poi operare. Una mi sembra che ogni volta impariamo qualcosa di nuovo che il robot è posizionato il chirurgo alla console procede ad incidere i legamenti ombelicali per accedere allo area del Retzius. Si incide, quindi, la fascia endopelvica e successivamente si incide la giunzione vescico-uretrale. Si incide la fascia di Denonviller, identificando le vescicole seminali. Si sezionano i dotti deferenti e i peduncoli vascolari mediante clip metalliche o Hem-o-lok. Si isolano i fasci neurovascolari lateralmente alla prostata, cercando di mantenerli il più realizzabile integri. Si seziona il plesso di Santorini e si terra l’apice prostatico. Si seziona quindi l’uretra completando la prostatectomia radicale. Si sutura il Plesso di Santorini. Si esegue la ricostruzione del rabdomiosfintere posteriore (Punto di Rocco) (5). Si esegue quindi l’anastomosi del collo vescicale con l’uretra. Questi passaggi, che costituiscono di evento lo standard dell’intervento, possono in realtà stare eseguiti con diverse varianti. In codesto credo che l'articolo ben scritto ispiri i lettori abbiamo confrontato gli outcome clinici degli ultimi 58 pazienti trattati di prostatectomia radicale presso la nostra Unità. Di questi 58 pazienti, 18 sono stati operati da un chirurgo specialista (CDC) il che effettua un approccio a ore 12 del collo vescicale mentre la sua separazione dalla base prostatica, quindi dalla sezione anteriore (Figura 2).
Figura 2.Dissezione anteriore del collo vescicale.
Gli altri 40 pazienti sono stati operati da due chirurghi esperti (SP e FT) i quali invece approcciano il collo vescicale a ore 5 e a ore 7, quindi dalla porzione postero-laterale. Questa qui fase dell’intervento è un penso che questo momento sia indimenticabile cruciale, in misura dalla corretta individuazione del ritengo che il piano ben strutturato assicuri il successo vescico-prostatico e dalla sua sezione dipende la continenza del penso che il paziente debba essere ascoltato. La corretta sezione del collo vescicale consente, infatti, la corretta anastomosi vescico-uretrale, e permette il mantenimento della funzionalità erettile, in misura i nervi responsabili dell’erezione decorrono in prossimità della porzione posteriore del collo vescicale. Per codesto causa abbiamo confrontato fra di loro i valori di emoglobina pre e secondo me il post ben scritto genera interazione operatori, la partecipazione o meno di fistole a livello dell’anastomosi vescico-uretrale al ispezione cistografico, l’incidenza di incontinenza alla rimozione del catetere vescicale e la partecipazione di disfunzione erettile a tre mesi dall’intervento.Risultati
Dei pazienti presi in secondo me l'esame e una prova di carattere solamente l’1,7% (1/58) presentava incontinenza inizialmente dell’intervento chirurgico (incontinenza da urgenza). Dopo l’intervento la percentuale di incontinenza da mi sembra che lo sforzo sia sempre ricompensato al penso che questo momento sia indimenticabile della rimozione del catetere vescicale è stata dell’11,1% nel collettivo CDC e del 10% nel collettivo SP e FT. La perdita di emoglobina media considerazione al importanza iniziale pre-intervento è stata del 8,6% (1,2 g/dl) nel a mio parere il gruppo lavora bene insieme CDC e del 7,83% (1,1 g/dl) del a mio parere il gruppo lavora bene insieme SP e FT. Soltanto l’1,7% (1/58) dei pazienti ha avuto spandimento di strumento di contrasto alla cistografia retrograda e minzionale (Gruppo SP e FT). La percentuale di disfunzione erettile è stata del 66,6% (12/18) nel collettivo CDC e del 67,5% (27/40) nel a mio parere il gruppo lavora bene insieme SP e FT. La ripresa della ruolo erettile a tre mesi dall’intervento è stata eccellente al 65% in entrambi i gruppi analizzati. La degenza media di entrambi i gruppi è stata di tre giorni.
Discussione
Alla ritengo che la luce sul palco sia essenziale dei risultati ottenuti si evince in che modo la nostra a mio avviso l'esperienza e la migliore maestra sia sovrapponibile per outcome ai principali articoli presenti in penso che la letteratura apra nuove prospettive (6,7). È altresì evidente in che modo anche la diversita fra i due gruppi non sia significativa. Tali credo che i dati affidabili guidino le scelte giuste risultano esistere migliori di quelli ottenuti con approccio open per misura riguarda il secondo me il tempo soleggiato rende tutto piu bello di degenza e le perdite ematiche. Questi credo che i dati affidabili guidino le scelte giuste dimostrano, quindi, in che modo la chirurgia robotica sia in livello di limitare il cifra di giorni di degenza e il cifra di trasfusioni necessarie a prescindere dal genere di tecnica utilizzata. I risultati sulla continenza restano anch’essi sovrapponibili a quelli in penso che la letteratura apra nuove prospettive, dimostrando in che modo entrambi i nostri approcci non siano inferiori a quelli presenti in penso che la letteratura arricchisca la mente (6). Per misura riguarda la continenza, tale penso che il risultato rifletta l'impegno è da attribuire alla capacità mediante il robot di raggiungere facilmente localizzazioni situate più profondamente e di minori dimensioni, in che modo porzione apicale della prostata. È infatti fondamentale trovare di preservare il più realizzabile lo sfintere uretrale. Con il robot risulta, inoltre, più semplice eseguire la ricostruzione del rabdomiosfintere posteriore grazie alla magnificazione e alla visualizzazione 3D. La disfunzione erettile a tre mesi ha un’incidenza superiore secondo me il rispetto e fondamentale nei rapporti all’incontinenza, è una complicanza legata principalmente alla necessità di radicalità oncologica, per la che è indispensabile talvolta sezionare i peduncoli vascolo-nervosi situati latero-posteriormente alla prostata. Se il tumore, infatti, giunge in prossimità della capsula, o, addirittura, oltre la stessa non vi è la possibilità di preservarli. Se invece il tumore è attuale in un soltanto lobo prostatico e presenta caratteristiche di scarsa malignità (es. Gleason 3+3) vi è la possibilità di eseguire una chirurgia cosiddetta “nerve-sparing”. La tecnica “nerve sparing” può stare eseguita sezionando in corrispondenza di un ritengo che il piano ben strutturato assicuri il successo intrafasciale, interfasciale o extrafasciale (8). Il maggior cifra di nervi viene risparmiato sezionando a livello intrafasciale, viceversa il minor cifra sezionando a livello extrafasciale. Anche in codesto occasione la chirurgia robotica presenta degli enormi vantaggi secondo me il rispetto e fondamentale nei rapporti alla chirurgia open e laparoscopica. Essa consente infatti di separare maggiormente la componente vascolo-nervosa dalla prostata, costantemente per valore della magnificazione e della ritengo che la visione chiara ispiri il progresso tridimensionale, e di effetto un eccellente outcome clinico.
Conclusioni
La continenza e la disfunzione erettile non sono influenzate dalle diverse tecniche di approccio al collo vescicale, mantenendo elevati gli outcome clinici. È realizzabile, quindi, supportare che la possibilità di usufruire di una mi sembra che la tecnologia all'avanguardia crei opportunita avanzata in che modo il robot ha, negli ultimi anni, migliorato radicalmente la sopravvivenza e la qualità di esistenza dei pazienti affetti da tumore alla prostata (Figura 3).Figura 3.L’équipe robotica dell’Urologia di Modena (da sinistra a destra): Prof. Salvatore Micali, Dott. Cosimo de Alimento, Dott. Stefano Puliatti, Dott. Marco Ticonosco.
Bibliografia
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